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la vergogna non aiuta l’orgasmo
DEMONIZZATO. Nascosto. Considerato “sporco” o “estraneo”. Ne è passato di tempo da quando, negli anni Settanta, la prima rivoluzione sessuale sdoganava i tabù sul sesso femminile, eppure ancora oggi molte donne continuano ad avere rapporti “conflittuali” con il proprio organo sessuale. Il risultato? Chi si vergogna dei suoi genitali prova meno piacere a letto. Non solo: è più infelice nella vita affettiva e va meno dal ginecologo, trascurando la prevenzione delle malattie. E’ quanto emerge da uno studio dell’Indiana University, pubblicato sulla rivista International Journal of Sexual Health e presentato al congresso mondiale di ginecologia di Città del Capo, in Sudafrica.
Lo studio. Dall’indagine effettuata su un campione di 362 donne e 241 uomini tra i 18 e i 23 anni emerge che le donne con un approccio più positivo verso le loro parti intime raggiungono più facilmente l’orgasmo e sono più disponibili a sottoporsi a check-up ginecologici regolari. Altra storia per gli uomini, che non sembrano avere particolari problemi con i loro organi sessuali, né, tantomeno, con quelli femminili. Il motivo? “La nostra cultura – spiega Debby Herbenick, direttore associato del Center for sexual health promotion and recreation dell’ateneo americano – ritrae e considera spesso i genitali femminili come qualcosa di sporco, che ha bisogno di pulizia e attenzione. Molte donne sono più sottoposte a questi messaggi negativi o sono più sensibili al loro impatto”.
Parla l’esperto. “A monte del rapporto con gli organi genitali ci sono modelli familiari”. Ne è convinto il guru della sessuologia italiana e mondiale Willy Pasini, che da tempo si occupa delle cause trans-generazionali dell’anorgasmia femminile, ovvero di come l’atmosfera familiare possa influenzare la capacità di gestire il piacere nelle figlie femmine. “Esistono due tipi di famiglie a rischio”, spiega lo studioso, autore del recente saggio “Intimità ritrovata”. “C’è la famiglia depressa o con un super-io molto forte, in cui un genitore, in genere la madre, trasmette alla figlia un senso di non valore relativo alla propria persona, al proprio corpo o alla propria sessualità, generando una proibizione del piacere. Il secondo tipo è la famiglia incestuale, come la definisce Paul Racamier, nella quale non si consuma un incesto vero e proprio, ma dove c’è un elevato consumo di alcol, droghe e violenze che ingenera nella ragazza atteggiamenti eccessivi anche in relazione ai suoi costumi sessuali”.
La pubblicità negativa. Se il ruolo chiave nello sviluppo del rapporto col proprio corpo sembra averlo in primo luogo la famiglia, non va trascurata l’influenza del marketing e della pubblicità, che spesso trasmettono messaggi di mercificazione del corpo femminile. Ma su questo punto non tutti sembrano concordare. “Il problema – commenta Willy Pasini – è che la nostra società non sviluppa l’intimità, ma l’eximità, ovvero l’outing della propria sessualità, non più vissuta come qualcosa di privato”.
Sessualità maschile e femminile. Decisamente al riparo da questi rischi gli uomini, che – stando ai risultati dello studio – sono poco sensibili ai pregiudizi sui genitali femminili. “Le donne – sostiene Herbenick – sono spesso più critiche nei confronti del proprio corpo e di quello delle altre, mentre gli uomini sono più positivi nell’approccio. Da tutti i punti di vista: odorato, tatto e gusto”. Secondo Willy Pasini la spiegazione è semplice: “I maschi tendono a sviluppare meno tabù sessuali perché i loro organi genitali sono esterni. Il bambino sin da piccolo è abituato a trattarli come giocattoli, la bambina no”.
Tratto da Repubblica.it
blum
ottobre 18th, 2009 at 16:40
quindi noi donne siamo più problematiche.ci dovremmo accettare di più…..ma credo ke il nostro ragazzo possa aiutare ad accettarci.xkè il partner ha un ruolo fondamentale nella nostra quotidianeità.ci dà più sicurezza più fiducia in noi stesse……e secondo me può aiutarci a farci togliere dalla testa questo tipo di problema…
maria
ottobre 28th, 2009 at 11:44
forse il problema è ancora più alla base.Fin da piccole a noi ragazze ci insegnano che è una parte del corpo che non va “mostrata”,nel senso:dovrebbe essere l’ultima parte del nostro corpo ad essere “mostrata” al nostro patner,e ciò dopo il matrimonio.forse è anche per questo che trascuriamo il tutto.alla fine,non facendo nulla,andando avanti con quel tipo di concezione,ci si dimentica che comunque è una parte fondamentale del nostro corpo e si dimentica,di conseguenza,delle cure,con la convinzione che,non avendo fatto nulla,nulla potremmo mai avere.di conseguenza poi,si ha più soggezione poi nel momento dell’atto sessuale.e da qui,credo che derivino anche i “problemi”per le ragazze a raggiungere l’orgasmo.il patner può aiutarci in tutti i modi possobili,spigandoci la cosa,mettendoci al nostro agio…ma alla fine,se noi abbiamo questo tipo di blocco,a voglia di aiutarci e di cercare l’orgasmo!!!…